Cogne: un delitto inventato?Maria Grazia Torri, giornalista di arte e "detective per caso" svela la verità nascosta sulla morte di Samuele Lorenzi e Alice in anteprima ne rivela i segreti
Mentre nelle aule del processo ad Anna Maria Franzoni, difesa e accusa si fronteggiano da anni con una serie di indizi ma nessuna prova e nei salotti buoni dei media tradizionali imperversano le polemiche di colpelvolisti e innocentisti, a meno di una settimana dalla replica del procuratore generale Vittorio Corsi, un libro avanza un’ipotesi sconvolgente. E se a Cogne non ci fosse stato alcun omicidio?
L’Enigma svelato (Giraldi Editore), a giorni in libreria, è il tentativo di ricostruire il mistero di Cogne da una diversa prospettiva. La tesi è degna dei migliori racconti di Conan Doyle: mentre tutti, carabinieri, parenti, medici, giornalisti si sono inerpicati fin dal primo istante su sentieri tortuosi per cercare un assassino, nessuno si è soffermato a vagliare la strada più ovvia: se non si trova l’arma del delitto nè il movente, forse è perché non c’è stato nessun crimine. Elementare, Watson! Ma questo non è un romanzo giallo.
Davanti alle zone d’ombra e ai tanti interrogativi senza risposta, Maria Grazia Torri illuminata dall’incontro casuale con un neurochirurgo di Milano che già aveva confutato sul piano scientifico la perizia ufficiale fatta sul cadavere del bambino, lancia un sasso. Forse Samuele non è stato ucciso nè da sua madre nè da un orribile mostro. Potrebbe essere morto a causa di una violenta emorragia cerebrale, a seguito di un aneurisma e/o di una malformazione vascolare congenita che ha successivamente innescato una crisi epilettica. E, mettendo in evidenza dal punto di vista clinico errori e contraddizioni dell’analisi necroscopica del Prof. Viglino, perito incaricato dal Tribunale di Aosta, ci accompagna per mano attraverso una lettura alternativa di questo mistero.
I 17 colpi sulla nuca del piccolo Samuele di cui tanto si è parlato in questi anni sono in realtà delle lacerazioni cutanee non necessariamente causate da un’arma (mestolo o scarpone che sia), sull’ora della morte c’è una gran confusione, l’inondamento dei ventricoli cerebrali rilevato dall'esame necroscopico è tipico dell’aneurisma e non delle lesioni traumatiche, la scena del crimine potrebbe non essere la scena di un crimine. E, ancora, non ci sono i tempi tecnici per un omicidio. Questi sono solo alcuni dei nodi cruciali di un’ipotesi che sul piano logico non fa una grinza.
Ma com’è possibile che in tutti questi anni nessuno ci abbia pensato?
Secondo questa detective sui generis, “l’idea del delitto”, scatenata dalla cruenta scena di sangue, ha in qualche modo permeato da subito tutte le fasi delle indagini, influenzando la stessa autopsia e la successiva interpretazione dei dati. Amplificato dai media, una sorta di pregiudizio collettivo, ha fatto immediatamente calare il sipario sulla pista della morte naturale, forse senza tutti gli accertamenti necessari a fugare ogni ragionevole dubbio.
